Comunicato stampa di Reporter Senza Frontiere
Pubblicato da infotibet su Aprile 27, 2008
Impedendo alla stampa estera l’ingresso in Tibet, cosa sta nascondendo il governo cinese? Reporter Senza Frontiere ha chiesto oggi che ai giornalisti stranieri sia immediatamente consentito l’ingresso in Tibet e nelle province abitate da popolazione di etnia tibetana, chiuse alla stampa e oggetto, nelle ultime sei settimane, di una massiccia campagna propagandistica.
L’organizzazione francese per la libertà di stampa chiede: “Cosa sta nascondendo la Cina dietro le porte chiuse del Tibet?” La situazione è ben lungi dall’essere tornata alla normalità, come vorrebbero far
credere le autorità locali. Gli scarni resoconti che riescono ad arrivarci dipingono una situazione ben diversa, una situazione caratterizzata da arresti e da un clima di paura sia nelle città sia nelle vicinanze dei monasteri.
Reporter Senza Frontiere così prosegue: “L’assenza di notizie favorisce il lavoro della macchina propagandistica. Chiediamo all?Unione Europea e alle Nazioni Unite di adoperarsi perché il governo cinese consenta la libera circolazione dei giornalisti in Tibet e nelle aree circostanti.”
“Ieri, gli organizzatori dei Giochi Olimpici hanno annunciato che il viaggio dei giornalisti incaricati di seguire la salita della fiaccola sulla vetta dell?Everest è stato rinviato a tempo indeterminato. I
rappresentanti della stampa avrebbero dovuto fare sosta a Lhasa, per abituarsi all’altitudine, ma le autorità hanno annunciato che anche questa parte del viaggio è stata a sua volta annullata per “problemi meteorologici”.”
Dal 14 marzo, a nessun giornalista è stato permesso di muoversi liberamente all’interno del Tibet. Le autorità di Lhasa hanno organizzato due visite guidate di giornalisti, una nella capitale e una a Labrang, nella provincia del Gansu. Ai turisti è stato impedito l’accesso alla regione himalayana fino a nuovo ordine. Dalla metà del mese di marzo, Reporter Senza Frontiere ha registrato almeno cinquanta
casi di violazione dei diritti della stampa estera.
“Le autorità cinesi dipingono i tibetani come “rivoltosi” e “terroristi”. L’agenzia di stato Xinhua parla in primo luogo di ritorno alla normalità ma fa sapere che sono state trovate armi da fuoco, dinamite e parabole satellitari all’interni di undici monasteri buddisti nel Gansu.
Alle stazioni televisive nazionali e locali è stato chiesto di trasmettere le immagini della violenza dei tibetani a Lhasa e nella città di Aba, nella provincia del Sichuan, dove i tibetani hanno assalito alcuni edifici pubblici.
Allo scopo di evitare che i tibetani possano avere accesso a notizie non sottoposte preventivamente al controllo della censura, le autorità cinesi hanno disturbato con interferenze le trasmissioni delle stazioni
radio internazionali che trasmettono in lingua tibetana, quali Voice of Tibet e Radio Free Asia. “Le interferenze nei programmi sono iniziate il 16 marzo”, ha dichiarato il direttore di Voice of Tibet soprattutto nelle città in cui il governo ha investito decine di milioni di dollari nell?installazione di antenne destinate a far sì che i tibetani non ci possano ascoltare.
Le edizioni straniere dei giornali cinesi dedicano ampio spazio alla campagna di propaganda contro la “cricca del Dalai Lama”. La televisione di stato mostra solo le violenze dei tibetani e mai le repressioni. Un giornale cinese pubblicato in Francia (News of Europe) ha dedicato un’intera pagina alla posizione del governo di Pechino. I siti Internet di molte organizzazioni pro Tibet e quello dello stesso governo tibetano in esilio, sono stati attaccati dagli hacker cinesi.
Le autorità cinesi hanno ordinato alla stampa di riportare che il numero dei civili innocenti morti per mano dei “rivoltosi” ammonta a tredici persone. Trecento i feriti. Secondo le stime del governo tibetano in esilio, i tibetani uccisi sono almeno cento e centinaia gli arrestati. Secondo alcuni gruppi si sostegno, migliaia di tibetani sono detenuti in campi di concentramento e sottoposti a tortura.
Reporter Senza Frontiere condanna inoltre le continue critiche rivolte dal governo cinese ai giornali stranieri che danno notizia della situazione in Tibet.
fonte:www.rsf.org
traduzione:www.italiatibet.org.
23.04.2008