Pubblicato da infotibet su Aprile 29, 2008
Gli arresti passati e continuati di numerosi tibetani hanno reso le prigioni tibetane stracolme. Molti prigionieri sono stati trasferiti in altre regioni del Tibet e altri sono finiti in prigioni in Cina. Diversi prigionieri tibetani sono stati rilasciati. Tuttavia, a causa delle brutali torture e della mancanza di cibo, le condizioni fisiche di questi tibetani rilasciati lasciano molto a desiderare. Inoltre a tutti questi prigionieri è stato richiesto con fermezza di pagare un’ammenda che va dalle diverse migliaia alle diverse decine di migliaia di Yuan cinesi.
A causa della situazione critica in Tibet, ci appelliamo alle Nazioni Unite e alla comunità internazionale perché prendano in urgente considerazione le seguenti richieste:
1. Immediato invio di delegazioni indipendenti alla ricerca di fatti in Tibet
2. Immediato permesso alla stampa libera di seguire gli avvenimenti in tutto il Tibet
3. Fine immediata di tutte le uccisioni brutali in Tibet
4. Rilascio immediato di tutti i prigionieri in Tibet
5. Portare immediata assistenza medica ai tibetani feriti
6. Permettere il libero movimento alle persone che possano provvedere ai rifornimenti quotidiani per la sopravvivenza.
Comitato tibetano di solidarietà
www.stoptibetcrisis.net
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Pubblicato da infotibet su Aprile 29, 2008
Dobbiamo “prepararci alla eventualità di un attacco di Al Qaida” nel corso delle Olimpiadi di Pechino 2008, il prossimo agosto. Lo ha detto il segretario generale dell’ Interpol, Ronald JK. Noble, in un discorso pronunciato nella capitale cinese e diffuso oggi dalla sede dell’Interpol, a Lione. Noble ha evocato la concreta possibilità che Al Qaida o un altro gruppo terrorista tenti di lanciare un attacco terrorista mortale in occasione dei Giochi” ed ha sottolineato che “questa minaccia è aggravata dalla natura stessa delle Olimpiadi 2008″. “La Cina – ha aggiunto il segretario dell’Interpol – aprirà le sue porte a centinaia di migliaia di visitatori stranieri e giornalisti, e miliardi di persone le guarderanno in televisione. Ciò può fornire una copertura facile a dei terroristi e permettere un attacco durante i Giochi, che avrebbe un impatto globale immediato”. Noble ha osservato che “le recenti proteste correlate alla situazione in Tibet hanno introdotto significative complicazioni addizionali alle normali considerazioni per un grande evento internazionale come le Olimpiadi.” Dopo la dura repressione da parte del governo di Pechino delle dimostrazioni anticinesi in Tibet, cominciate il 10 marzo scorso, la staffetta intorno al mondo della fiaccola olimpica è stata caratterizzata da diffuse manifestazioni contro la Cina e a favore del popolo tibetano.
“Alla luce dei recenti eventi – ha detto Noble – tutti i paesi i cui atleti parteciperanno alle Olimpiadi e i cui cittadini andranno a Pechino per assistere alle competizioni devono prepararsi all’eventualità che gruppi o individui responsabili delle violenze durante la staffetta della fiaccola possano portare la loro protesta dentro ai Giochi stessi”. “Queste attività possono articolarsi dai blocchi stradali al disturbo delle competizioni, fino ad azioni più pericolose, come aggressioni a funzionari e atleti o al danneggiamento di infrastrutture”. “Ancor peggio, dobbiamo essere preparati alla possibilità che Al Qaida o un altro gruppo terrorista tenti di lanciare un devastante attacco terrorista in occasione di queste olimpiadi”, ha concluso il segretario dell’Interpol. L’ipotesi di attentati contro i Giochi è già stata evocata dalle autorità cinesi, che il 10 aprile avevano annunciato l’arresto di 45 “terroristi” della minoranza etnica uighura che preparavano “attentati contro le Olimpiadi” e rapimenti di atleti e giornalisti stranieri. Ciò che maggiormente preoccupa Pechino è però la questione del Tibet: dopo le manifestazioni pacifiche a Lhasa il 10 marzo, duramente represse e poi sfociate il 14 marzo in attacchi contro gli immigrati cinesi, la rivolta si è estesa ad altre zone della Regione Autonoma e a province limitrofe della Cina occidentale con forte presenza di tibetani. Le autorità cinesi hanno finora cercato di convincere il mondo dell’esistenza di un terrorismo tibetano che sarebbe diretto dal Dalai Lama, il premio Nobel per la pace che dal 1959 vive in esilio in India. Pochi giorni fa sono stati arrestati nove monaci buddhisti accusati di un attentato dinamitardo e i mezzi d’informazione cinesi hanno annunciato la scoperta di armi da fuoco nascoste tra i libri sacri in un monastero del Sichuan, che ha una forte presenza tibetana. Ma oggi, con una improvvisa svolta che ha coinciso con il vertice tra Cina ed Unione Europea, Pechino si è dichiarata disposta a colloqui con gli emissari del leader spirituale tibetano.
traduzione: Ass.Tibet-Ticino@.com
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Pubblicato da infotibet su Aprile 29, 2008
Gli avvenimenti di Lhasa (Tibet), dove l’esercito cinese è impegnato a reprimere nella violenza le manifestazioni di protesta dei monaci tibetani, sono finiti su YouTube, consentendo una veloce e facile diffusione di notizie.
Il governo di Pechino, per porre rimedio a questa scomoda fuga di immagini, ha deciso nella giornata di ieri, di bloccare l’accesso al noto sito di video sharing a chiunque si trovi nei confini nazionali.
Si sa, il paese asiatico non è nuovo alla censura: ancora una volta l’informazione viene pesantemente filtrata, impedendo l’accesso alla stampa estera ed espellendo i turisti stranieri.
fonte:Montagnard
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