Oltre la censura

Notizie dal Tibet

  • Questo blog nasce in nome dell’informazione dal desiderio di un gruppo di volontari di dare voce alle notizie che giungono ogni giorno dal Tibet e che vengono passate sotto un silenzio “di comodo”. Questi volontari si impegnano nel reperimento di notizie da fonti di buona reputazione (governo tibetano, Amnesty International, Reporters Sans Frontières, i principali organi di stampa internazionali, etc), mettendone in risalto su questo blog e traducendole da varie lingue qualora necessario.

    Vuoi collaborare? Scrivici!
  • Iscriviti

  • Spam Blocked

  • Visitatori

    • 209 visite

Archivio per 1 Maggio 2008

Anche condanne all’ergastolo per i monaci “responsabili” delle proteste in Tibet

Pubblicato da infotibet su Maggio 1, 2008

Dure pene per le prime 17 persone, almeno 6 monaci condannati da 15 anni all’ergastolo. Intanto Pechino riapre uno dei monasteri chiusi per le proteste. La torcia olimpica, dopo le contestazioni pro-Tibet in tutto il mondo, riceve grandi feste nel comunista Vietnam.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Nel Tibet ancora chiuso ai giornalisti e ai visitatori esteri, 17 persone hanno ricevuto oggi condanne da tre anni all’ergastolo per le proteste di marzo nella capitale Lhasa. Tra i condannati all’ergastolo c’è il monaco Basang, accusato di avere guidato una decina di persone, tra cui 5 altri monaci – per loro condanne tra 15 e 20 anni – nella devastazione di uffici pubblici e negozi e nell’aggressione di un poliziotto. La Cina non ha indicato quanti altri tibetani siano in attesa di processo, mentre gli esuli del Paese parlano di migliaia di detenuti.
Sempre oggi è stato riaperto il monastero Sera a Lhasa, chiuso insieme ad altri dall’epoca delle proteste. Nelle regione è in corso una campagna educativa, che chiede ai monaci una formale abiura contro il Dalai Lama e l’accettazione del Panchen Lama “scelto” da Pechino (quello indicato secondo la tradizione dal Dalai Lama è “scomparso” dal 1995).

fonte Asia News 29/04/2008

Pubblicato su arresti, cina, misure repressive, repressione, rivolte, tibet | Lascia un commento »

Leader tibetano: ergastoli e tortura, Pechino saggia la reazione del mondo

Pubblicato da infotibet su Maggio 1, 2008

TIBET – CINA
Leader tibetano: ergastoli e tortura, Pechino saggia la reazione del mondo
di Urgen Tenzin

Urgen Tenzin commenta la condanna di 17 tibetani (con due ergastoli) per le proteste di marzo a Lhasa. “Da decenni i tibetani sono torturati in carcere”, anche per “estorcere confessioni”. La paura che la violenza statale aumenti. Ancora scontri e 2 morti nel Qinghai tibetano.

Dharamsala (AsiaNews) – Urgen Tenzin, direttore del Centro tibetano per i diritti umani e la democrazia (Tchrd), commenta in esclusiva per AsiaNews la notizia, riportata ieri dall’agenzia statale Xinhua, della condanna di 17 tibetani, arrestati per le proteste del 14 marzo a Lhasa, represse dall’esercito cinese. Intanto ieri Xinhua ha ammesso uno scontro a fuoco nella contea di Dori, nella zona tibetana del Qinghai, il 28 aprile, tra polizia andata ad arrestare un leader pro-Tibet e popolazione. Sono morti un poliziotto e un tibetano.

“Dal 17 marzo, quando le autorità cinesi hanno invitato chi nei giorni prima aveva fatto proteste pacifiche a costituirsi – osserva Urgen – la polizia ha arrestato oltre 5mila tibetani. Ci risulta che più di mille sono stati soggetti a maltrattamenti e torture e molti poi rilasciati mostrano problemi psichici e fisici. I funzionari cinesi sono indottrinati con un’ideologia che considera la tortura come uno strumento utile per eliminare gli ‘elementi contro-rivoluzionari’. Da anni la Commissione per i diritti umani presso le Nazioni Unite ha chiesto al governo cinese di consentire al Relatore speciale per la religione e a quello per la Detenzione arbitraria di visitare il Tibet e riportarne la situazione, ma la Cina non li ha invitati a entrare nel Tibet”.

“Anche se la Cina il 12 dicembre 1986 ha firmato la Convenzione Onu contro la Tortura e gli altri trattamenti e punizioni digradanti, i tibetani detenuti sono ancora soggetti a violenze. Dal 1986 al 1999 circa 60 prigionieri politici tibetani sono morti per le torture subite in carcere”.

Pechino afferma che il processo contro i tibetani è stato equo e pubblico, mentre Human Rigths Watch ha denunciato ieri che un gruppo di avvocati che si sono offerti di difenderli è stato “avvertito” dal ministero della Giustizia che questo avrebbe potuto rendere difficile il rinnovo delle loro licenze.

“A mia opinione – prosegue Urgen – la Cina ha reso pubblici arresti e condanne per saggiare la reazione della comunità internazionale, considerata l’attenzione dei media mondiali in vista delle Olimpiadi e le pressioni dei leader mondiali su Pechino per il Tibet. Indicare la notizia di questo minuscolo numero di condanne senza dare dettagli precisi, è un’astuta manovra per saggiare le reazioni mondiali, e questo è solo l’inizio. In modo graduale, saranno comunicati sempre più arresti e sentenze di condanna”, magari grazie a confessioni “estorte con la tortura”.

“I dimostranti pacifici arrestati sin dal 10 marzo e che ancora languono in carcere, sono stati accusati di ‘aver messo in pericolo la sicurezza statale’. Chi ha anche soltanto espresso un’opinione in contrasto con quella del governo, è stato arrestato per ‘dissenso politico’ o per ‘opinioni sovversive’. Le autorità cinesi spesso dichiarano che i tibetani hanno confessato i loro crimini, e lo stesso sarà accaduto con questi 17 condannati. Il mondo sarà informato che questi tibetani hanno ‘confessato’ i loro delitti”.

“Ma sono confessioni ottenute sotto tortura. E’ noto che i cinesi utilizzano la tortura come strumento di ‘controllo’ sui tibetani, colpevoli di ‘dissenso politico’ o di ‘opinioni sovversive’. Già da molti anni, i tibetani sono stati arrestati per avere parlato con stranieri, cantato una canzone patriottica o per il possesso di una foto del Dalai Lama.”

“Oggi i monasteri sono circondati, sotto stretta vigilanza di esercito e polizia. Nel Tibet la situazione è molto tesa e siamo davvero preoccupati, mentre si avvicinano le Olimpiadi e ci sarà un forte aumento di informazioni e notizie dal Paese: questo può portare solo problemi per noi tibetani.”

fonte :Asia News 30/04/2008

Pubblicato su Censura, cina, diritti umani, misure repressive, tibet | Lascia un commento »

TUTU CHIEDE AI LEADER MONDIALI DI NON PRESENZIARE ALL’APERTURA DELLE OLIMPIADI

Pubblicato da infotibet su Maggio 1, 2008

Reuters [Lunedì, 28 Aprile, 2008 ]

CAPE TOWN – Domenica l’arcivescovo Desmond Tutu ha chiesto ai leader mondiali di non partecipare alla cerimonia di aperture delle Olimpiadi di Pechino in agosto.

“I leader del mondo libero, per amor del cielo, non dovrebbero presenziare alla cerimonia di aperture delle Olimpiadi finché non sarà chiaro che per loro (i cinesi) si tratta di affari e che il governo cinese porrà fine alla violenza contro i tibetani”, ha dichiarato Tutu a Cape Town durante la cerimonia per il passaggio di una fiaccola olimpica alternativa, questa volta tibetana.

I premio Nobel per la Pace sudafricano ha acceso una fiaccola olimpica tibetana che è partita da Delhi il 30 di gennaio e che toccherà le città di cinque continenti prima di tornare in maggio a Dharamsala, in India, sede del parlamento tibetano in esilio.

I manifestanti hanno seguito la fiamma olimpica ufficiale in tutto il mondo per denunciare le inadempienze cinesi che perseverano nel calpestare le leggi sui diritti umani in Tibet ancora durante tutto il periodo prima dell’inizio dei giochi, dell’8 agosto.

“Facciamo sapere alla Cina che questo è un universo morale”, ha dichiarato Tutu.

“Dobbiamo fargli capire che devono stare in guardia perché ciò che è sbagliato non prevarrà per sempre. L’ingiustizia non prevarrà per sempre. Dobbiamo dire a tutti questi oppressori, dobbiamo sussurrare all’orecchio di Mugabe (presidente dello Zimbabwe): “Avete già perso”, ha concluso Tutu tra gli applausi.


Lo Zimbabwe è stato criticato per non aver rivelato i risultati delle elezioni presidenziali del 29 marzo, apparentemente vinte dall’opposizione.

Quando gli è stato chiesto cosa ne pensava dell’annuncio della Cina di avviare un dialogo con i delegate del leader spirituale tibetano, il Dalai Lama, Tutu ha dichiarato che spera si tratti di “negoziati significativi”.

“Preghiamo che i cinesi capiscano che è nel loro interesse avviare un dialogo”, ha dichiarato alla Reuters. Tutu ha uno stretto rapporto di amicizia con il Dalai Lama.

Pubblicato su cina, giochi olimpici, olimpiadi 2008, tibet | Lascia un commento »